WOMB OF SPIRIT

Un utero spirituale centrato nel cuore, nell’amore, nella gentilezza amorevole supporta un attaccamento sicuro dove senti fiducia nelle relazioni mentre cresci e diventi. Chiunque tu diventi.(Franklyn Sills)

Womb of Spirit. Con questa bella espressione Frank Lake, uno dei pionieri della Psicologia Pre e Perinatale, descrive il periodo che va dal concepimento fino ai primi nove mesi di vita dopo il parto. Diciotto mesi in cui il grembo è non solo un luogo di supporto fisico, che fornisce le sostanze che permettono la crescita e lo sviluppo, ma uno spazio sacro per la vita. Spiega Franklyn Sills: „Al concepimento ci sono tre consapevolezze che si incontrano: la consapevolezza della madre (contenuta nell’uovo), la consapevolezza del padre (contenuta nello sperma), la consapevolezza e la storia delle generazioni. L’essere che diviene questa forma entra in questo campo di consapevolezza. Ed è esso stesso consapevolezza”.

L’esperienza nell’utero è quindi sia fisica che spirituale. Il grembo materno è un contenitore spirituale che ci aiuta a rimanere in questa forma, che ci permette di diventare corpo. Un processo straordinario che ripercorriamo con occhi stupiti ogni volta che guardiamo le forme dell’embrione, le sue incredibili trasformazioni attraverso cui si formano gli organi, le ossa, il sistema nervoso. Quel momento magico in cui il cuore prende posto al centro del corpo.

Frank Lake riteneva che i primi tre mesi di vita nella pancia della mamma fossero determinanti per la vita della persona. Tre mesi in cui si formano le idee fondamentali che abbiamo su noi stessi, e su come è il mondo, a un livello corporeo e preverbale. Le prime metafore sono mute e sono scritte nella memoria cellullare e possono diventare schemi emotivi di base, modi in cui ci relazioniamo con gli altri, viviamo l’intimità, godiamo della vita.

La psicologia pre e perinatale considera il prenato e il neonato partendo dal suo punto di vista. I bambini per esempio sono fin da subito consapevoli di sé e degli altri e hanno loro modi di comunicare. La cosa più straordinaria: possono raccontare la propria nascita, o la vita prenatale, e farci capire di cosa hanno bisogno per guarire. “La nascita, è sempre un’esperienza molto intensa e anche dolorosa per il bambino”, spiega Matthew Appleton, psicoterapeuta che condurrà il prossimo Training sul Viaggio della nascita organizzato da In Flow. “Se durante il parto il cranio ha subito una forte compressione, i bambini cercano di farcelo sapere in tutti i modi. Per esempio si toccano la testa sempre nello stesso punto e piangono perché il loro corpo ricorda. Per questo abbiamo imparato a distinguere il memory crying dal need crying. Sono due pianti diversi e se uno si calma con il ciuccio, l’altro vuole qualcuno che lo ascolti e che lo accolga attraverso il contatto.”

Proprio per questa intensità, ogni evento che succede alla nascita o nel periodo prenatale, è altamente significativo per la persona. Diventa una parte molto importante della sua storia. Alcuni parlano di imprinting, io preferisco parlare di metafore. La parola imprinting si rifà a una visione della memoria come una tavoletta di cera in cui si imprime una forma. La metafora è invece una dinamica relazionale che può sempre cambiare nel tempo. Le teorie contemporanee sulla memoria parlano infatti di un processo, di un divenire e di un ristrutturarsi continuo delle memorie. Possiamo quindi considerare quelle prenatale e della nascita come memorie ad alta intensità e che per questo possono divenire schemi emotivi di base. Cos’è uno schema emotivo di base? E’ una tendenza che si esprime in un comportamento, o in una reazione automatica. Per esempio: ogni volta che esco di casa, che ho fretta o sono stressata, devo quasi sempre ritornare indietro almeno una volta, perchè ho dimenticato qualcosa. Questa scena si ripete migliaia di volte da quando sono al mondo. Potrebbe essere un ripercorrere un momento della mia nascita? Secondo la psicologia pre e perinatale è proprio nei momenti di transizione, nei cambiamenti che viviamo durante la vita come il cambiare casa, cambiare lavoro, la nascita di un figlio, ecc., che questi pattern relazionali di base si possono riattivare. Potremmo, per esempio sentirci improvvisamente molto soli, un senso di solitudine esistenziale che sembra arrivare da molto lontano, con un senso di nostalgia per non si sa cosa. Oppure confusi e disorientati, o esausti, senza più forze. Forse quegli stati d’animo risuonano con una memoria molto antica, una memoria delle nostre origini.

Nel viaggio della nascita attraversiamo diversi mondi, cambiamo forma innumerevoli volte, seguendo un disegno che ha contorni molto più vasti della nostra storia individuale. In ogni transizione c’è una sfida specifica da affrontare. Come abbiamo superato quella difficoltà? Come l’abbiamo vissuta? Era troppo per noi oppure siamo fieri per avercela fatta? Sono tante le domande che possono emergere in un processo esperienziale prenatale e di nascita, domande che ci riportano ai primi processi formativi e che possono riaprire i giochi. Intendo giochi cellulari ed emotivi, che ribaltano modelli non più funzionali per la nostra vita, schemi che sentiamo il bisogno di aggiornare. Rosella Denicolò