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La scuola

La scuola di In Flow nasce dalla passione comune di un danzatore e una scrittrice: Remo Rostagno e Rosella Denicolò.

Nasce da un’estetica comune e dal bisogno profondo di conoscere il corpo umano da dentro e da fuori e di sperimentare il dialogo più fine che il corpo intrattiene con l’universo.

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NEWS

  • Between the body and the Breathing Earth “Tra il corpo e la terra che respira”

    Webinar con David Abram 8 Luglio 2020

    english video

    video integrale (integral version)  

    Rosella: Questa sera David Abram ci parla dalla sua casa, che è ai piedi delle Montagne Rocciose nel Nuovo Messico (USA). Quindi grazie David di essere con noi questa sera e ora ti lasciamo la parola…

    David: grazie mille, mi fa molto piacere essere qui con voi…Questo è prima di tutto un grande esperimento, per come usare questa tecnologia che tutti noi e voi stiamo usando per accattivarci questo tempo di pandemia…ma la domanda è: riusciremo a fare un ponte tra le nostre due lingue? Si, come dicevo è un grande esperimento…Staremo a vedere.

    E forse per iniziare vi conduco con me fuori sulla veranda di casa mia, così che possiate rendervi conto di dove io abito…e questo perché, quando usiamo dei mezzi tecnologici per comunicare, dobbiamo renderci conto che non è solamente che ci connettiamo gli uni con gli altri, come persone umane, attraverso internet, ma invece e sorprendentemente sono proprio i nostri territori, i nostri ecosistemi o bioregioni che si incontrano per mezzo di questa tecnologia. Il territorio intorno alla mia casa è la valle superiore del Rio Grande e adesso questo luogo sta entrando in comunicazione, attraverso la mia persona, con i vostri posti, ovunque voi siate, per esempio il sud dell’Inghilterra, vicino a Canterbury, dove abita Remo, e con tutti gli altri posti di tutte le persone che sono collegate a questo esperimento online, e così via…Se non facciamo così la tecnologia e l’internet, possono portarci in una relazione quasi esclusivamente umana, e questo è un problema…

    In ogni caso, di nuovo buonasera a tutti, ciao dal New Messico; ora m’introdurrò brevemente, ecco io sono David, e come ha già detto Rosella, sono un ecologo culturale e un geo filosofo, che è una maniera di creare forme di pensiero e forme di linguaggio che nascono sotto l’influenza di un mondo che va al di là del mondo specificatamente umano.

    L’ecologia culturale invece combina insieme l’antropologia e l’ecologia.

    L’aspetto per cui sono più famoso, forse è l’ecologia della percezione, o come potremmo anche rinominarla, l’ecologia dell’esperienza sensoriale, che è come se l’attività dei nostri occhi, delle nostre orecchie, delle nostre narici, ecc. funzionassero per unire il nostro sistema nervoso a tutto l’ecosistema in cui siamo compresi. Così dunque la percezione sensoriale può essere vista come una specie di colla, che unisce i nostri sistemi nervosi individuali con tutto l’ecosistema in cui siamo immersi.

    Un secondo aspetto del mio lavoro per cui sono conosciuto è l’ecologia del linguaggio, che potrebbe essere descritta spiegando che quello che diciamo può influenzare molto profondamente quello che vediamo o quello che udiamo. La maniera in cui parliamo può influenzare la maniera in cui odoriamo, o la maniera con cui gustiamo il mondo intorno a noi… Io sono convinto che ci sono maniere di comunicare che sono state ereditate da molti di noi, nati in questi tempi ed in questa civilizzazione: maniere di parlare che addirittura inibiscono o rendono frustante la reciprocità spontanea tra il nostro corpo animale e la terra animata intorno a noi.

    Ma sono altrettanto convinto che ci sono altre maniere di comunicare, di parlare, di mettere insieme delle parole, che invece possono aprire, incoraggiare ed arricchire la relazione istintiva tra i nostri sensi animali e la terra sensuosa. 

    Mi spiace che dobbiamo passare molto tempo per dire in effetti poche cose…

    Forse mi potete fare una o due domande ora…

     Remo: Rosella ha notato che nel tuo lavoro ti interessi molto degli indigeni e della loro tradizione orale, e come questo lavoro abbia avuto una grande influenza su di te, e la domanda qui è “qual è la differenza tra la cultura orale indigena e la nostra cultura letteraria civilizzata?”…

     David: ah…questa è una grande domanda, molto centrale per il mio lavoro… si perché ho notato che quando parliamo di culture indigene, culture di territorio quindi, che sono vissute in reciprocità con il territorio in cui sono fiorite per moltissimi anni, e che per centinaia o migliaia di anni si sono sviluppate in una maniera tale che ha permesso al territorio di fiorire come pure alle persone che sono dentro questo territorio. E mi sono accorto che queste comunità sono sempre culture orali tradizionali: culture quindi che si sono sviluppate e hanno prosperato nell’assenza di ogni forma di scrittura formale. E così ho cominciato a chiedermi: cos’è che la scrittura formale, la letteratura, fa ai nostri sensi e alla nostra esperienza sensoriale della terra intorno a noi? E mi domando ancora che cos’è che la scrittura fa all’esperienza nostra del linguaggio e al significato del linguaggio? 

    Cercherò ora di narrarvi alcune delle cose che ho trovato nelle mie ricerche.

    Ci sono molte cose che si sono chiarite durante queste ricerche…ma una delle più forti è che dei sistemi di scrittura differenti influenzano i nostri sensi in maniere differenti…L’alfabeto per esempio, questo sistema di scrittura fonetica, nel quale quasi tutti noi siamo cresciuti e stiamo usando…Ecco nell’alfabeto le lettere dell’alfabeto si rispecchiano nella nostra fonetica, per esempio leggo la lettera B e dico b, vedo la lettera C e dico c…Le lettere quindi si riferiscono a suoni prodotti dalla voce umana. Mentre invece in un sistema di scrittura derivato da immagini e più figurativo, come per esempio la scrittura ideografica della Cina, oppure i geroglifici della cultura Maya, questi sistemi di scrittura non hanno lettere, caratteri che non si auto-riferiscono, ma sono derivati da immagini stilizzate di un sorgere o di un calar del sole o di nuvole di tempesta o della pioggia, oppure da forme di animali…Cosicché la persona che legge questi scritti viene continuamente rimandata a dei collegamenti di linguaggio che le ricordano questo paesaggio più che umano, questo mondo dove tutto parla, si tutto parla, il vento, il fiume, le montagne…gli animali. Con il nostro alfabeto invece, le sue lettere si riflettono continuamente a noi stessi, ricordate la P la B la K…io vedo le lettere scritte ed io produco un suono…quello che fanno le lettere qui è di comportarsi come uno specchio che si riflette su se stesso. Dunque è solo quando l’alfabeto arriva e si stabilisce dove c’è già una cultura orale preesistente, e molto spesso furono i missionari che portarono la Bibbia a queste popolazioni orali, ed iniziarono ad insegnare alle persone l’abecedario, proprio allora le persone iniziano a leggere e poi a scrivere con le lettere dell’alfabeto ed iniziano a pensare il linguaggio come ad una proprietà esclusivamente umana…e il resto del territorio viene ammutito.

    Voglio ancora aggiungere un paio di cose in relazione a quanto detto finora. La prima è che per culture orali ogni cosa è vivente, nel suo potenziale, e questo è valido non solo per le persone umane e gli animali, ma bensì anche per le piante, gli alberi, intere foreste, e quindi non soltanto animali e piante, ma anche per le rocce, le montagne, i fiumi, e i venti e il tempo…tutto questo è in vita: gli edifici sono in vita, gli strumenti che adoperiamo hanno una vita…

    E un’altra qualità in comune a tutte le tradizioni e culture orali è che per loro ogni cosa ha un linguaggio e parla. E sicuramente la maggior parte non parla con parole, ma nonostante tutto si esprimono…per esempio il ritmo delle cicale, il canto degli uccelli, ma anche il linguaggio delle onde che si infrangono sulle rocce, o il frusciare del vento tra le branche degli alberi, tutto questo è una voce, ha un significato.

    In questa maniera tutto quanto ha il potere di esprimersi con un linguaggio pieno di significati. Ma con l’arrivo del sistema formale di scrittura tutto questo viene ammutolito; proprio con l’arrivo di un sistema formale di scrittura, il territorio e tutte le sue voci tacciono all’improvviso, non comunicano più dei significati, ma diventano un suono indifferenziato di sottofondo. 

    E dicendo questo ho detto così qualcosa di molto basilare per descrivere la differenza tra una cultura orale, con la sua esperienza di un territorio più che umano, e una cultura letterale, alfabetica e la sua esperienza della natura. E questa è una maniera molto breve per dire qualcosa di molto più complesso, e qui mi scuso ma a causa della traduzione devo rimanere breve e semplice.

    Ma quello che segue a quello che ho appena descritto, è che tutta la creatività e la ricchezza fluida immaginativa, che noi associamo con la parola “mente” (mind), tutta quella ricchezza emozionale immaginativa e la fluidità articolare, che noi associamo alla parola mente, e che noi percepiamo che è dentro di noi, dentro la nostra testa, invece per le culture orali indigene, tutte queste qualità psicologiche possono essere si interiorizzate, all’interno del nostro corpo, ma la ragione di questa interiorità non è perché è dentro di noi ma perché noi siamo dentro di lei…perché noi umani siamo carnalmente immersi dentro la psiche/mente, insieme a tutti gli altri animali, gli alberi, le nuvole, noi tutti viviamo dentro una psiche che non è la proprietà di noi umani, ma è della terra. E forse questo è l’aspetto più importante da far emergere per questa vostra comunità…esattamene che la nostra esperienza indigena primitiva del mondo che ci è intorno, a meno che non sia interrotta dalla tecnologia, anche per esempio la tecnologia del libro e delle sue pagine, è che questa nostra esperienza immediata è di essere carnalmento e corporalmente immersi dentro questa psiche (mind), questa mente, quest’anima che non ci appartiene ma appartiene al mondo. Però noi ci siamo dentro, insieme a tutti gli altri animali, e le piante e le nuvole, e gli edifici e i fiumi…tutto ciò che ha un corpo ha la sensazione di essere immerso, avviluppato da un’Intelligenza. 

    E qui c’è forse un’altra cosa che vale forse la pena di accennare…io qui sto cercando di comunicare che siamo immersi in un’Intelligenza senziente comune, o psiche/mente che non ci appartiene, ma che appartiene alla terra: e qui potrebbe sembrare che io affermi che c’è una grande unità, uniformità tra tutte le cose, ma non è così. Quello che io voglio dire, è invece legato ad una realtà molteplice e radicale, un pluralismo radicale, perché sia io che il corvo che la quercia, siamo tutti quanti immersi nella stessa psiche/mente comune, ma ciascuno di noi fa l’esperienza di questa Intelligenza secondo i propri sensi che vengono sviluppati in corpi differenti. Facciamo dunque l’esperienza secondo il nostro organismo individuale, o corpo individuale, e siccome il corpo del corvo è molto differente dal mio, la sua esperienza di questa mente o psiche, sarà molto differente dalla mia, esattamente come il suo corpo è assai diverso dal mio. E il pioppo o la quercia, sono molto differenti dal mio corpo o dal corpo del corvo, ma gli alberi, con le loro radici e con le loro foglie che si nutrono della luce del sole, partecipano anche loro di questa psiche/mente, secondo una loro corporeità particolare, esattamente come voi ascoltatori avendo un corpo differente dal mio, fate un’esperienza di questa Intelligenza senziente comune molto differente dalla mia.

    Così finalmente mentre parlo di questa psiche/mente o Intelligenza comune, sembra che io parli di qualcosa di molto astratto, ma bisogna riconoscere che per i nostri alleati indigeni, o alleati progenitori, questa psiche/mente non era per niente astratta, la percepivano molto palpabile, perché pur essendo invisibile, non era intoccabile. 

    Vi siete probabilmente accorti che per esempio in inglese la parola spirito ha origine dalla parola latina spiritus, che ha il significato di respiro, di vento: proprio come, nel greco antico, la parola psiche, da cui derivano parole come psichiatria o psichiatrico, significa respiro o folata di vento. Ed è proprio così anche con la parola latina anima, deriva da una parola greca più antica, anemos, che tradotta significa il vento. Persino una parola scientificamente rispettata come atmosfera, fa vedere la sua relazione con la parola sanscrita atman, che può venire tradotta con anima. E questo perché per le culture orale l’anima o la psiche, lo spirito, non è nient’altro che l’aria, l’atmosfera…un elemento quindi incredibilmente enigmatico, misterioso e magico. E per le culture orali il linguaggio non è qualcosa che si può leggere su una pagina, o su uno schermo, ma è la parola viva, è il parlare comunicando, quello che sto facendo ora io con voi…e così era comunemente accettato che il linguaggio non fosse nient’altro che un respiro a cui diamo forma. Forse vi siete già accorti che riuscite a parlare, solo quando dopo aver inalato questa aria invisibile, questo elemento invisibile, esalandola le date forma con il vostro palato, i denti, con la lingua, permettendo all’aria di vibrare nella vostra gola, e in questa maniera esalate le vostre parole nel mondo. E forse vi siete già accorti o forse no, che noi umani parliamo solamente durante l’espirazione, non parliamo mentre inspiriamo…perché non si capirebbe nulla, e sarebbe molto difficile. E così tutti i nostri antenati orali assumevano che è proprio il respiro che porta le nostre parole nel mondo, proprio come sta facendo ora portando le mie parole alle vostre orecchie, oppure portando le vostre parole alle mie orecchie. Per le culture orali l’aria è l’elemento dei significati l’aria è l’elemento dove tutte le voci dei nostri antenati dimorano, è il posto degli spiriti, è il corpo misterioso della mente/psiche; ecco che allora noi siamo immersi in significati, ma anche la quercia è immersa in significati… Ecco che allora per finire la questione, io direi che c’è qualcosa di questa cosmologia animistica, questa maniera di percepire il mondo, che è necessario che ritorni a noi. Perché alla fin fine potremmo dire che un aspetto del cambiamento climatico è semplicemente dovuto alla conseguenza dell’aver dimenticato l’intelligenza, l’aspetto senziente e l’essenza misteriosa dell’aria, trattando l’atmosfera come una pattumiera a buon mercato, una cloaca, dove possiamo ammassare tutti i rifiuti tossici delle nostre industrie…

    Remo: David vorresti sentire ancora un’altra domanda prima della pausa?

    David: no, penso che facciamo una breve pausa ora e poi apriremo alle eventuali domande dei partecipanti…si facciamo una pausa piuttosto breve, 3/4 minuti…

    Remo: va bene, pausa breve e poi David risponderà alle eventuali domande.

    Breve pausa

    David: …mi pare che abbiamo detto parecchie cose interessanti e ricche, in una maniera un po’ compressa forse…

    Remo: io personalmente ho apprezzato molto le tue parole, ma mi sembra che anche le persone siano contente…Vorresti rispondere a qualche domanda?

    C’è una domanda molto bella che riguarda i bambini…

    La domanda riguarda l’educazione infantile in anni precoci: se è pur vero che i bambini hanno ancora questa connessione sensoriale ed istintiva con il mondo e con tutto quello che è più che umano, il fatto di crescere, di andare a scuola, di diventare adulti, significa per loro veramente perdere questa connessione?

    David: si…per molte centinaia di anni e specialmente per gli ultimi cent’anni, il fatto di andare a scuola può aver significato il rompersi di questa particolare famigliarità, ed in maniera particolare in quel momento preciso quando si impara a leggere e a scrivere, e questo proprio perché questo momento ti introduce nel mondo del quale tutti gli adulti fanno parte, un mondo razionale e per nulla magico o pieno di meraviglia…

    Io penso che è molto importante riconoscere che questa abilità animistica non è molto sviluppata nel bambino, è più un istinto basilare. 

    Per esempio mia figlia quando era molto giovane, aprì una relazione molto intima con una delle piante di melo del nostro giardino. Lei percepiva l’albero di mele come una persona umana, come lei, e gli parlava come se fosse una persona umana, e lei percepiva che l’albero aveva le sue stesse emozioni e sentimenti.

    L’educazione che riceviamo nella scuola, molto spesso recide quest’affinità proprio in quel momento quando quest’affinità non è riuscita ancora ad affinarsi e a passare attraverso delle fasi di maturazione. Ma se noi facciamo attenzione a non recidere questa particolare affinità con la vita, allora quest’affinità inizia a maturare, proprio come ha fatto con mia figlia, che ha iniziato a capire meglio il mondo degli alberi, comprendendo che l’albero non era affatto come lei. Per esempio l’albero non poteva muoversi o camminare come lei, essendo radicato in un posto fisso…e così lei cominciò a percepire l’albero di mele come qualcosa pieno di intelligenza come lei, ma con un completo stile differente di consapevolezza. E quando mia figlia diventò più adulta, imparò la fotosintesi, e di come l’albero si nutra di acqua attraverso le sue radici, e lei mimava questo fatto immaginando di succhiare l’acqua dai suoi piedi, mentre le sue foglie stanno bevendo la luce del sole, e incamerandola per la fotosintesi. Così ad ogni stadio del suo sviluppo, si rendeva conto di quanto l’esperienza dell’albero fosse differente dalla sua. Ed ora che lei è una persona adulta (ha 19 anni), lei possiede la capacità straordinaria di sentire come potrebbe sentire una montagna, o come un fiume, e questo è solo possibile in una persona matura. E se quell’affinità infantile non è soppressa ai 6 o 7 anni di età, ma è incoraggiata a differenziarsi e ad approfondirsi, può diventare una relazione molto più matura ed etica per partecipare il nostro mondo di differenze…

    Quindi non è solo il momento infantile che dobbiamo proteggere, ma ogni stadio di sviluppo, che ci procura un senso maturo ed adulto di animismo. E senza dimenticarsi dell’importanza sostanziale delle persone anziane, che portano una qualità di saggezza in questa maniera particola di percepire…

    Rosella: un’ulteriore domanda: “come possiamo ritornare ad essere nuovamente indigeni?”

    David: è una domanda importante, cosa potrei dire?...beh forse che per prima cosa, se sei nato su questa terra, tu sei già un indigeno…si in una certa maniera è semplicemente un fatto di risvegliarsi a tutto quello che c’è già…facendo spazio nella tua esperienza, e dando tempo assestandosi in quel processo che sta già succedendo. Facendo spazio anche nella tua maniera di parlare, nel tuo linguaggio, trovando delle maniere di esprimersi che non violano questa modalità di esperienza…per esempio facendo attenzione a non parlare di ogni cosa che ci attornia, le cose a casa tua, le sedie, il tavolo, come se fossero solo oggetti inanimati, ma riconoscendo che ogni cosa, una pietra, un soffio di vento, l’edifico della tua casa, hanno il proprio dinamismo, e sono come dei misteri aperti. È una pratica molto semplice ed aperta, e se inizi a parlare in questa maniera ti accorgerai di molte più sfumature, nei colori delle cose, nella qualità dei materiali che tocchiamo, e la qualità del mondo sensuoso che ci circonda diventerà improvvisamente più reale e più intima per te. E tutto questo succede perché smettiamo di definire le cose come inanimate.

    Certo questo è solo un indizio, e ci sarebbero molte cose in più da aggiungere…è solo un inizio…Ma in relazione a questo, per me personalmente, è l’esplorare maniere di parlare, non come una mente disincarnata, che vive dentro il mio cranio, ma invece trovare maniere di parlare dal nostro corpo animale incarnato. Possiamo parlare come delle creature totalmente incarnate, in una maniera tale che ogni creatura che ci ascolta e che ci risponde, inizia a percepirsi come un animale totalmente incarnato, un animale umano incarnato…Questo significa per ognuno di noi, non usare delle parole che siano astratte, delle parole disincarnate, ma invece usare parole che abbiano un’emozione, che facciano venire la pelle d’oca, o che facciano aumentare il battito del cuore…significa che oggigiorno ognuno di noi deve essere un poeta, ma non per scrivere delle poesie, da mettere poi in antologia, qui parlo della poesia nel senso della parola curata e bella, da corpo che parla a corpo, non parlando da mente a mente…ma da animali totalmente incarnati ad altri animali.

    Remo: vuoi rispondere ancora a una domanda…?

    David: si possiamo affrontarne ancora una, anche se so che forse alcuni partecipanti dovranno lasciare il webinar…E prima di continuare vorrei solo accennare al fatto che se dei partecipanti fossero interessati a una o un’altra di queste idee, contenute nei miei libri, “The Spell of the Sensuous” e “Becoming Animal”…eh si…e non riesco a capire come i miei libri, che sono stati già tradotti in 12, 13 lingue, no lo siano ancora in italiano…

    Remo: eh si mi spiace molto, ho invitato al webinar anche 5 o 6 editori, e forse ci stanno ascoltando…

    David fa vedere le copertine dei due suoi libri…

    David: sono molto sorpreso che i miei due libri non siano ancora stati tradotti in italiano, anche perché sento che l’Italia sarebbe senz’altro uno di quei posti dove potrebbero essere ben accolti.

    Remo: lo penso anch’io…la prossima domanda è di Luca, che innanzitutto dice che il webinar gli piace molto, e chiede poi se veramente pensi che il linguaggio dentro il quale siamo totalmente immersi dalla nascita, potrebbe essere allo stesso tempo una benedizione ed una ferita per noi umani? E questo regalo e ferita allo stesso tempo caratterizza la nostra relazione con le cose di questo mondo, nel senso che noi diamo dei nomi a queste cose, ma il più delle volte questi nomi non corrispondono alla cosa stessa..

    David: è una domando buona e molto bella…ma per me e per questa mia maniera di pensare che sto condividendo un po’ con voi…non penso che questo sia vero…

    E questo perché sono arrivato alla conclusione che la vera ferita, che in qualche maniera è una ferita bella, arriva solo con l’avvento della scrittura. Prima dell’avvento della parola scritta, non abbiamo mai pensato alle parole come qualcosa che corrisponde alle cose, per i nostri antenati orali invece, le parole erano maniere per comunicare con qualcosa, qualcuno, e rimanere all’ascolto per poter udirne la risposta, e in più tante delle nostre parole sono state date dalle cose stesse. Il linguaggio parlato era una maniera per gettare un ponte tra un essere e un altro essere, nella stessa maniera in cui noi parliamo ad una persona vicina a noi, e gli diciamo..” ti amo”, oppure “ma chi sei tu?”…Questa è una maniera molto più basica del nostro linguaggio, ed è quella con cui i nostri antenati indigeni usavamo, scambiandosi parole e sentendo che era un linguaggio nato da richiamo e da una risposta a questo richiamo. Usavano quindi le parole per invocare, per benedire e per celebrare il mondo. Ed è solo quando abbiamo cominciato a scrivere le parole, che abbiamo cominciato a vedere le parole come etichette per le cose, tu sai cosa intendo per etichetta?...Per esempio io vedo la parola scritta “albero”, e la parola stessa diventa un’etichetta per quella cosa. Ed è solo allora che abbiamo cominciato a percepire il linguaggio come una rappresentazione del mondo. Quindi abbiamo cominciato a vedere le parole come qualcosa che deve corrispondere esattamente con la cosa che descrivono. E così abbiamo cominciato a comprendere il regalo del linguaggio come una maniera per decifrare il mondo, per studiarlo e rappresentarlo come se il linguaggio non fosse una parte del mondo…come se fosse qualcosa che viene dal di fuori. Allora è proprio necessario che usiamo il linguaggio scritto, quello che abbiamo imparato dopo aver imparato a leggere e scrivere, in questa maniera rappresentativa? No, non penso proprio, ma è un processo che è possibile proprio solo con l’avvento della scrittura. 

    Ed ecco che per finire la nostra conversazione, vorrei solo fare questa importante precisazione, ebbene si, ho detto parecchie cose abbastanza curiose sulla scrittura…ma quello che sto dicendo è che la scrittura è una cosa malvagia? È la scrittura che causa tutti questi problemi a cui ho accennato…No…non sto dicendo proprio per nulla che la scrittura è una cosa disdicevole, io sono uno scrittore e adoro circondarmi di libri, amo i libri e mi piace tantissimo leggere. Voi potete vedere dietro di me alcuni dei miei libri: non sto dicendo che scrivere sia una cosa brutta, invece dico che scrivere è magico, e se noi non riconosciamo che la scrittura è magia, allora potremo essere impossessati dal suo incantesimo, e nella lingua inglese “spell”, incantesimo, ha questo doppio significato, significa non solamente incantesimo, ma anche compitare, fare lo spelling, aggiustare le lettere nell’ordine esatto di una parola. In origine avevano un solo significato. Imparare a leggere e scrivere con le lettere dell’alfabeto, getta una specie di incantesimo su chi scrive e sul mondo. E dunque dobbiamo riconosciamo l’alfabeto come una particolare forma di magia molto potente, che porta una specie di nuova meraviglia nel mondo.

    Remo: si…tutti inviano messaggi ringraziandoti, e a loro ci uniamo anche noi di In Flow…è stato stupendo sentirti parlare e vederti muovere, grazie ancora David, è stato un vero piacere.

    David: è stato un piacere anche per me, e vi ringrazio anch’io per avermi ascoltato…

    Remo: speriamo di poterti invitare in Italia il prossimo anno (2021)ad insegnare…Tu vorresti venire in Italia vero David?

    David: mi piacerebbe molto

    Remo: e magari per allora ci sarà la traduzione del tuo libro…

    David: eh...penso che ci andrà più di un anno per tradurre questo tipo di libri…questo tipo di lavoro richiede sempre più tempo del previsto…è per la scrittura poetica che contengono.

    Remo: ecco, chiudiamo questo webinar, ringraziando tutti i partecipanti a questo evento organizzato da In Flow con David Abram per la loro presenza. 

    E vi invitiamo ancora a procurarvi i suoi due libri : 

    The Spell of the Sensuous” e “Becoming Animal”.

     

    Traduzione di remo rostagno In Flow 2020 

  • I Cinque Gesti della Biodinamica Craniosacrale

    Cinque workshop introduttivi gratuiti on line

    Cinque piccoli momenti per praticare insieme esercizi di meditazione e contemplazione della Biodinamica Craniosacrale a cura  Rosella Denicolò e Luisa Brancolini, insegnanti nella formazione di In Flow Romagna

    7 Dicembre 2020  - Il corpo della terra 

    11 Gennaio 2021 - Il palmo che accoglie

    1 Febbraio 2021  - Axis mundi 

    22 Febbraio 2021 - Contemplazione 

    8 Marzo 2021 - Respiro

    Tutti gli incontri si svolgono di lunedì ore 18:00 - 19:00

    Prenota al 392 .9871762 — Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

the founders

Rosella

Rosella Denicolò

Fondatrice di inFlow, direttore didattico della sede di Forlì, docente di Mindfulness e Anatomia Esperienziale.

Mi piacciono le parole che si radicano in un ascolto profondo, in una relazione da Essere a Essere.

Remo

Remo Rostagno

Fondatore di InFlow, direttore didattico della sede di Torino, docente di Anatomia Esperienziale e danzatore.

L'accoglienza non è un atteggiamento che si improvvisa. Ha radici in tutto un modo di essere e di sentire.