L'Empatia è una Sfera

Abbiamo tradotto alcune parti di un’intervista che la rivista on line Emergence ha fatto a David Abram. Ci è piaciuta in particolare l’idea dell’empatia come una sfera, che si diffonde attraverso i nostri cuori e i nostri corpi nella forma rotonda della Terra e che ci fa sentire partecipi della carnalità collettiva del pianeta. Una visione che offre speranza.

Senza voler minimizzare le perdite dolorose che la pandemia ci ha arrecato, e specialmente le perdite più vicine e care, sento che uno dei regali più grandi che abbiamo ricevuto da questo evento è che ci ha quasi forzato, in modo viscerale, a riconoscere la realtà profonda del nostro mondo fisico e biologico, quel mondo di cui i nostri corpi hanno sempre fatto parte.

Negli ultimi decenni ci siamo innamorati della magia della tecnologia, degli schermi digitali che ci abbagliano e portano molti di noi a sentirsi come se ci stessimo spogliando del nostro corpo e ci appropriassimo di un’esistenza più sottile e virtuale.

Ed ecco che la pandemia ci ha insegnato, ci ha obbligato ad accorgerci che, indipendentemente dal tempo passato in questi spazi virtuali, non potremmo essere in ogni luogo ed in ogni tempo se prima di tutto non fossimo qui, sulla terra, inghiottendo aria e mangiando cibo, e che la nostra vita è completamente intrecciata con la vita delle altre creature intorno a noi. Altri umani, certo, ma anche altre piante, animali…

La pandemia ci ha dato la possibilità di ritornare all’immediata intimità, di quell’incanto impercettibile del pianeta terra.

  È necessario del tempo e un momento di rallentamento, e questa decelerazione che la pandemia ci ha imposto, ci ha permesso di accorgerci, per esempio, del nostro respiro, di accorgerci, che questo invisibile elisir che inaliamo, ci è offerto da tutte le piante verdi radicate intorno alla nostra casa; di accorgerci che non ci sarebbe ossigeno nell’aria da respirare, se non fosse esalato da tutte quelle piante e dalle foreste intorno alla nostra città.

È una sfida diventare apprendisti di noi stessi e delle specificità del nostro territorio locale, imparare i canti degli uccelli che sono più comuni nel circondario in cui abitiamo o impegnarsi a memorizzare i vari motivi delle cortecce degli alberi e impararne i nomi, o magari saper distinguere le differenti forme delle nuvole che sembrano così spesse e poi si dissolvono nel cielo blu della nostra bioregione.

 Possiamo trarre molto beneficio radicandoci di più nel territorio, più profondamente con la terra locale. Questo radicamento ci permette di sentire l’empatia che si diffonde dai nostri cuori e che si espande attraverso i nostri corpi a tutta la terra. Sento che se veramente guardiamo con attenzione a tutte le altre vite umane intorno al mondo, a questa solidarietà empatica, profonda e viscerale che proviamo verso persone uguali a noi, potremmo accorgerci che questa solidarietà umana ha la forma di una sfera. Perché è proprio la nostra terra sferica, questo metabolismo vasto che respira a cui abbiamo dato il nome di Terra, che ci permette di percepire visceralmente gli altri, di empatizzare con essi, sia che siano uomini o vecchie megattere che fanno fatica a vivere in un oceano pieno di plastica.

Penso che innamorarsi di tutto quello che sulla terra c’è di più che umano, sia la medicina più efficace.

Se c’è una cosa che il nostro territorio locale, dovunque noi viviamo, ci può insegnare, è il bisogno di diversità, bisogno di integrità. Il territorio ci fa partecipi di questa strana molteplicità di forme di vita e di differenti stili di sensibilità – tutti con una forma molto differente dalla tua e tra di loro – che interagiscono gli uni con gli altri, permettendo al territorio di essere forte, di essere in salute, resiliente. E mentre apriamo i nostri cuori e i nostri sensi alla sensualità di questa terra vasta, veniamo assorbiti da questo profondo insegnamento di diversità, dal bisogno irriducibile di pluralismo, e di celebrare questa radicale alterità nel nostro mondo, senza cercare di ripararci o nasconderci tra coloro che la pensano proprio come noi o parlano come noi, o hanno la nostra stessa sembianza.  E’ così che diventa possibile iniziare a provare un piacere più profondo e nuovo per gli altri e per gli estranei. Questa è la magia profonda che mi pare di veder trapelare dentro la nostra società umana al giorno d’oggi e dentro la comunità dei più-che-umani, mentre ci innamoriamo dell’ambiente, e di tutto quello che c’è sulla terra.

 

 

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