Il Campo

di Rosella Denicolò

Il paradigma olografico si collega strettamente al concetto di campo. Anche la psicoanalisi negli ultimi anni si è confrontata con questo paradigma cambiando anche il modo di lavorare con i pazienti. In particolare Willy e Madeleine Baranger, Daniel Stern, Antonino Ferro, Francesco Corrao, Claudio Neri. Proprio come in Biodinamica, anche questi autori della psicoanalisi intendono per campo lo spazio che va al di là delle singole individualità e oltre la relazione.

È qualcosa che si crea a partire dall’interrelazione e che però possiede una vita propria e un  proprio canto. “…risuonarono le sognanti voci dell’estate, con le miriadi d’insetti, il dolce tambureggiare della pioggia, il richiamo del cuculo…”,racconta la leggenda di Po Ya e l’arpa.  Il loro canto non corrisponde alla relazione, ma condiziona tutto lo spazio. E nello spazio che separa e unisce, si dispiega un’intelligenza che va oltre le aspettative dell’uno o dell’altro. Nel momento in cui il campo prende forma, esso diventa lo spazio-tempo in cui le immagini, i gesti, le fantasie, le musiche, emergono e vengono condivise. 

Stabilire un campo di interrelazione non è dunque qualcosa che si fa, ma è qualcosa che succede. Quello che cambia è il focus dell’attenzione. Invece di essere concentrati solo su noi stessi e sull’altro, l’attenzione si sposta su quello che si crea in mezzo. “Il Campo è un luogo in cui prendono forma fantasie ancora indeterminate, uno speciale spazio o contenitore relazionale e mentale in cui si realizzano trasformazioni emotive e processi di pensiero”. E ancora: “Il campo è al di là delle persone e non corrisponde nemmeno alla loro relazione, ma condiziona tanto le persone quanto la relazione”. (Neri 1995)

Quando osserviamo il campo di interrelazione osserviamo delle “microcose“. Queste microcose ci interessano molto, eppure sono a volte così impalpabili che dobbiamo sforzarci per trovare parole che le descrivano. A volte sono solo atmosfere, o atteggiamenti, oppure una variazione di intensità. Per cogliere queste informazioni sottili è fondamentale lo spostamento dell’attenzione e l’allargamento della percezione. 

Diventare sensibili al campo implica diventare sensibili alle cose fini. Un aiuto ci viene in questo senso dalla scoperte della fisica e della nuova visione del mondo e dello spazio che si è aperta con la teoria della relatività e con la meccanica quantistica. Faccio una breve sintesi di come è cambiata l’idea di spazio. Il grande scienziato Newton, scopritore della forza di gravità, sosteneva che lo spazio fosse un contenitore vuoto dove gli oggetti si spostano in linea diritta fino a che una forza non li fa curvare. Ma di cosa era fatto quello spazio di cui parlava Newton? All’inizio del Novecento Faraday e Maxwell scoprono il campo elettromagnetico. “Il campo è un’ entità reale diffusa ovunque, che porta onde radio, riempie lo spazio, può vibrare e ondulare come la superficie di un lago, e porta in giro la forza elettrica”. ([1])

Pochi anni dopo Einstein studia anche l’ipotesi di un campo gravitazionale e ha un’intuizione straordinaria: il campo gravitazionale non è diffuso nello spazio, il campo gravitazionale è lo spazio. Questa è l’idea della relatività generale. Lo spazio di Newton nel quale si muovono le cose, è la stessa cosa del campo gravitazionale. “Lo spazio non è più qualcosa di diverso dalla materia: è una delle componenti materiali del mondo. Un’entità che ondula, si flette, si incurva, si storce”. ([2])

Tutto lo spazio è un campo fluido che si piega in presenza di masse. Il sole piega lo spazio e la terra gli gira intorno perché è il campo stesso che si inclina. Come una pallina che rotola in un tubo. Sono le pareti che determinano la traiettoria. La curvatura dello spazio è proporzionale all’energia della materia. Non è solo lo spazio a incurvarsi, ma anche il tempo. 

Più siamo in basso, vicini alla terra, più il tempo rallenta. 

E lo spazio interstellare si increspa, come la superficie del mare. 

Queste scoperte aprono una nuova visione della realtà che risulta essere molto più fine di quanto riusciamo a percepire. Un cambiamento di immagine della realtà ha un effetto profondo sul modo in cui stiamo al mondo e in cui ci relazioniamo perché, come spiega Luca Casadio, “Le immagini sono i collegamenti, le strutture che danno senso e che permettono una visibilità, che costruiscono la “realtà”, che fanno sì che le rappresentazioni possano avere luogo”. (Casadio 2004, pag.237).

A questa nuova visione dello spazio/campo si aggiunge, o meglio, si confronta la ricerca della meccanica quantistica.

La meccanica quantistica non ci dice cosa succede a un sistema fisico, ma solo come un sistema fisico viene percepito da un altro sistema fisico. Un sistema fisico esiste in quanto viene percepito da una altro sistema fisico. La realtà è quindi solo interazione? È una domanda della meccanica quantistica.

Noi stessi siamo le nostre relazioni. La nostra postura, la nostra organizzazione corporea, il nostro linguaggio è le relazioni di cui siamo fatti e che continuamente ci trasformano. Relazioni con le altre persone, con l’ambiente, la cultura in cui siamo immersi, la natura, il pianeta. E poi anche il sole, le stelle e l’universo tutto. In relazione e connessi al tutto.

 

[1]Rovelli, C., Sette Brevi Lezioni di Fisica, Adelphi.

[2]ibidem

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