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Alle Origini del Movimento Autentico

Riflessioni su di una metamorfosi

         di Mary Starks Whitehouse

“...Fu un giorno importante quello in cui scoprii che io non insegnavo “danza”, io insegnavo “alle persone”. Non lo sapevo, ma era l’inizio di un cambiamento oceanico...Che cosa significasse, non potevo realmente immaginarlo, ma era accompagnato da una sensazione di sollievo ed eccitazione. Indicava la possibilità che il mio interesse primario potesse avere a che fare con il processo, non con i risultati, che poteva non essere “arte” quello che andavo cercando, ma un altro tipo di sviluppo umano. Forse c’era qualcosa nella gente che danzava, un impulso naturale, non formato, e all’inizio sfuggente. Se avessi potuto trovare un modo per lasciarlo emergere, se avessi potuto afferrare ciò che interferiva con la sua espressione, e la preveniva, avrei potuto trovare l’inizio di ciò che la mia scoperta significava.

Mi capitò quindi di chiedermi che cos’è che fa l’uomo, quando danza, non solo come artista, ma come uomo. Egli esprime ciò che non può essere messo in parole; dà voce all’ineffabile, all’intangibile significato e condizione di essere vivo. Si mette in contatto con le forze aldilà del puramente personale e mondano. Nuota in un fiume di movimento, che rinfresca lo spirito.

Lì stava il mio indizio: il significato e la condizione dell’essere vivi. Il grado di vitalità della gente era il punto di partenza Dovevo essere capace di cominciare da dove le persone si trovavano, non da dove io credevo che si dovessero trovare.

Volevo, ora, aiutarle ad esplorare ed estendere la loro vitalità. Insieme, dovevamo sospendere l’immagine specifica di danzare e del mio insegnare loro a danzare, a favore della scoperta della loro condizione fisica propria, delle loro attitudini, convinzioni e sentimenti, nell’esperienza di sé nel movimento.

Poi venne un altro indizio; dovevamo conoscere quel “non so che” nell’Uomo, che danza. La danza non appartiene al danzatore, esse appartiene all’Uomo, e sempre gli è appartenuta. Essa era una volta la sostanza transpersonale della sua relazione con l’universo, e può esserlo anche ora. Ma essa ora comincia con il personale, con noi che troviamo noi stessi.

…Nel sentire tutto ciò, ho scoperto di essere coinvolta sia in un processo interno di auto riconoscimento, sia nella possibilità di crescita interiore…Quando le persone cominciano a muoversi nel loro modo, sono confrontate da sentimenti di sorpresa e di gioia, e spesso da ansia ed imbarazzo.

…Per coloro che non vogliono diventare danzatori, è il sentimento della danza che conta, non la scoperta di ciò che i loro corpi non sanno fare, di ciò che è naturalmente disponibile per loro, della gioia e del ritmo e dell’energia che è loro eredità di diritto. Quando lasciai andare il materiale della mia educazione formale, o quando comincia ad usarlo in maniera diversa, vidi che più a fondo riuscivo ad entrare nella sensazione di come il movimento era sentito dalla persona che lo stava facendo, più esso diventava espressivo, e più emergeva chiarezza.

…Ma per quanto soddisfacente fosse questa nuova area di esplorazione, essa rispondeva ad alcuni bisogni solo per attivarne degli altri. La gente ha bisogno della gente. Non ci volle molto tempo perché scoprissi che, per certe persone, muoversi da soli in un grande spazio, mentre io guardavo, era meno soddisfacente che muoversi in un gruppo.

…Tutto il mistero e la delizia, tutta l’ansia e il dubbio della relazione Io-Tu, si presenta immediatamente al gruppo… Questioni di come posso onorare la realtà del mio sentire, senza ignorare la realtà dell’altro, come posso essere aperto agli altri senza diventare troppo adattabile e senza diventare troppo auto assertivo. Era qui, nel passaggio del movimento di due persone, che diventava chiaro quanto il movimento fosse più immediato delle parole.

…Ma mentre le persone diventavano consapevoli di se stesse nel movimento, imparavamo a prendere del tempo per parlare. Dopo aver partecipato insieme a diverse esperienze di movimento, si scambiavano reazioni, condividevano i loro sentimenti…Lentamente…imparavamo che ogni contatto era, in sé e per sé, un momento esistenziale di diritto, diverso da ogni altro, e che esso consisteva in un Io e un Tu e un terzo elemento, ciò che sta tra noi, ciò che non è mio, anche se io sono in esso, e non è tuo, anche se tu sei in esso, ma qualcosa di più, qualcosa che ci contiene entrambi ed ha un suo proprio sentire ed un suo proprio sviluppo. Quando questo terzo elemento è presente, il movimento acquista semplicità e inevitabilità, una giustezza profondamente gratificante per entrambi, perché scaturisce da una disponibilità ad essere lì, per ciò che vuole accadere….Una volta sperimentata tra due persone, questa condivisione può essere gradualmente estesa fino a includere tre, cinque persone, un gruppo.

A volte, si ha un momento meraviglioso in cui un ritmo spontaneo, una intensità dinamica, gradualmente catturano tutti i membri del gruppo, facendone un tutto senza leader, unendoli in un’azione o in una direzione comune, un ordine spontaneo, un’affermazione che cresce e si espande, si gonfia e si trasforma, fino a giungere alla sua fine naturale. Dall’esterno, ha una qualità di coreografia non premeditata. Dall’interno, è l’esperienza di partecipare ad una totalità fatta da qualcosa di più della somma delle sua parti, ma che egualmente le include tutte. A me sembra, ora, che ciò che faccio non sia più danza, sebbene vi siano movimenti di pura danza. È diventato Tao, una via, un divenire. Il movimento, per come lo conosco ora, tocca le persone nella loro vita. Apre il loro senso individuale di sé, ed insegna loro che sono umanamente preziose le une per le altre. È la scoperta del processo di crescita che è loro stessi in divenire. La parola “divenire” si muove, è l’aspetto mobile dell’eternità. Essere è l’essenza; divenire è il movimento dell’essenza. Dopotutto, è la Vita che danza.” (Patrizia Pallaro, Movimento Autentico, Cosmopolis, 2003)

Mary Starks Whitehouse (1911-1979), fu studente di Martha Graham e di Mary Wigman, e diventò danzatrice ed insegnante di danza. Avendo anche una formazione in psicoterapia junghiana, presto incorporò la danza ed il movimento con le sue sessioni private, diventando una pioniera del movimento come danza-terapia. Integrando queste sue esperienze in sessioni di gruppo, lasciò i partecipanti esprimersi in esplorazioni di movimento spontaneo, con la presenza di un testimone. Questo processo fu denominato più tardi Authentic Movement (AM), Movimento Autentico.